1934 - 2014
Anni ’30-’40
Just married

Una bella coppia di giovani sorride felice davanti a un cancello. Angelo e Giuseppina Molteni si sono appena sposati. Lui ha imparato dallo zio l’arte di amare il legno e trasformarlo in oggetti belli e utili, mobili. È un legnamè, un falegname, e ha una piccola bottega artigiana. Lei, scuole professionali, sa tenere le carte e far di conti. È una donna moderna, lavora a Milano.

La ditta Arredamenti di Angelo Molteni

Foto da squadra di calcio, davanti a un capannone. Sono gli artigiani e i collaboratori della ditta Arredamenti di Angelo Molteni, fondata nel 1934. È lui il più alto a sinistra, camicia con le maniche arrotolate, sguardo diretto e sicuro. In mezzo, un bambino biondo corrucciato, ha quattro anni, è il figlio primogenito, Carlo.

Giussano/Brianza, distretto del mobile

Siamo a Giussano, in Brianza, distretto del mobile. Una tradizione antica, dalla fine del ’700. Milano è vicina e richiede arredi ben fatti, di qualità e qui c’è il territorio, la filiera, la materia prima. Ma soprattutto tornitori, intagliatori, laccatori, decoratori e tappezzieri. La competenza tecnica, il mestiere. Qui nascono le prime attività artigianali specializzate per la produzione di mobili su misura.

Ossessione per la qualità

Angelo Molteni ha una sola ossessione, la qualità. All’inizio produce per conto terzi. Con il dopoguerra cambia tutto. La richiesta esplode. Comincia a produrre in proprio, acquistando la materia prima, il legno. È già un imprenditore. Produrre bene, in tempi rapidi, tutto nella propria fabbrica. Questa è la sfida. Ma ci vogliono anche modelli nuovi. A Cantù c’è la scuola, e lì Molteni trova il suo disegnatore – il signor Luisinet – “il re di Cantù”.

Anni ’50
Favolosi gli anni Cinquanta

L’Italia ha voglia di vivere, di ricostruire, tutto da zero dopo la guerra. Si riparte! Arriva la Fiat 600 e si comincia a costruire l’Autostrada del Sole. Gli Italiani si mettono in viaggio. Nel 1955 – l’anno della rivoluzione dei consumi – la “ditta” di Angelo Molteni ha già 200 impiegati. La voglia di futuro fa miracoli, si preparano gli anni del boom. Fiducia e volontà favoriscono gli incontri, incontri importanti.

Verso l’industrializzazione

Il primo è con Alberto Zevi, tra i fondatori della casa editrice Adelphi, imprenditore, matematico, inventore. Molteni e Zevi acquistano in Germania le prime macchine industriali che garantiscono il controllo totale della filiera, dal tronco al mobile. Molteni comincia a produrre in modo industriale letti, comodini, cassettoni, sale da pranzo, ma anche gli armadi guardaroba a bussolotti – una grande novità all’epoca. L’innovazione tecnologica come volano per la crescita.

La Selettiva di Cantù

Il secondo incontro è con Werner Blaser, progettista di Basilea. È suo il primo prototipo di mobile “moderno”, realizzato da Molteni, che vince nel 1955 la prima “Mostra Selettiva – Concorso Internazionale del Mobile” di Cantù. Nel 1959, al terzo Concorso di Cantù, Molteni presenta un progetto di libreria del giapponese Yasuhiko Itoh, che vince il terzo premio ex aequo. Esperimenti felici, ma isolati.

Il moderno si fa avanti

Sistema modulare e struttura a vista. “Si voleva così rendere chiaro fin nelle giunzioni l’essenzialità dello scheletro e dimostrare, per usare una parola ardita, l’arte della giunzione”, dice Werner Blaser. Una rivoluzione che rimane in forma di prototipo, come un nano sulle spalle dei giganti, i mobili in stile che Molteni produce e vende con successo. Il moderno si annusa, con curiosità.

L’azienda cresce

Nell’arco di un decennio, l’azienda viene completamente ristrutturata e ampliata, completata con le migliori tecnologie, affiancate da efficienti e calibrati cicli di lavorazione. Si aggiungono nuovi reparti per la tranciatura del legno, tra i più moderni e completi in tutta Europa. La bottega artigiana è diventata un complesso produttivo a ciclo globale – favolosi quegli anni!

Anni ’60
The roaring 60s

Tempo di “Dolce Vita”. Nel 1960 il film di Federico Fellini vince la Palma d’Oro al Festival di Cannes. La nuova frontiera di John Fitzgerald Kennedy conquista gli americani. L’URSS risponde con nuove sfide. Jurij Gagarin è il primo uomo a volare nello spazio. Arrivano i Beatles, la minigonna, il primo personal computer Olivetti. C’è aria di libertà. Il mondo è giovane. L’Italia guarda al mondo e ai suoi nuovi prodotti: mobili, auto, frigo e televisori.

Debutto del Salone del Mobile

24 settembre 1961. Tito Armellini, direttore dell’Associazione industriali legno e sughero Alta Italia, e l’imprenditore Angelo De Baggis, insieme ad altri 12 produttori italiani, danno vita al primo Salone del Mobile di Milano. Angelo Molteni è fra questi. 328 gli espositori, due i padiglioni, 12mila i visitatori che affollano i 13mila mq di stand della Fiera di Milano.

La ricerca del nuovo

Dal 1963 l’architetto Carlo De Carli, protagonista delle Triennali e della Selettiva di Cantù, preside della Facoltà di Architettura a Milano, Compasso d’Oro nel ’54, disegna per Molteni una serie di mobili – cassettoni, letti, comodini, armadi, tavoli. È la ricerca del nuovo, ben disegnato, ben costruito e in serie, verso forme di design industriale tutte da inventare. È di De Carli uno dei primi cassettoni moderni, ritratto a Giussano, davanti agli uffici e alle caldaie con il logo Molteni.

La rivoluzione del moderno

Tre protagonisti e tre incontri. Il primo è con Tito Agnoli e i suoi mobili componibili – il Programma C – dell’azienda Citterio. Sono veri mobili moderni, basati sul principio della componibilità infinita, il primo sistema industriale in serie. Così, nel 1969, Angelo Molteni diventa socio della famiglia Citterio, che ha progetti ambiziosi. La collaborazione di Molteni con Agnoli porterà a prodotti di grande successo, come la serie Fiorenza.

Prodotti in serie, ma di qualità

Il secondo protagonista è Angelo Mangiarotti, con la serie 4D del 1966, il primo sistema di contenitori componibili, prodotto prima da Michele Casaluci e poi da Molteni. Costanti i moduli – variano solo le altezze – i mobili su ruote si compongono per accostamento. Ogni elemento è qualificato da “finiture di ispirazione artigianale, tali da renderlo un pezzo unico”. Serie sì, ma di qualità, come fatto a mano.

Un viaggio senza ritorno

Il terzo incontro, l’inizio di una collaborazione speciale e dell’amicizia di una vita, è con Luca Meda. Ha talento, cultura, collabora con Marco Zanuso e i protagonisti della nuova architettura italiana, Aldo Rossi, in primis. Incuriosisce tutti. Progetta Iride, un altro sistema modulare, bello, fresco e colorato, disegnato con Hans von Klier che viene dalla Olivetti. È un viaggio senza ritorno, il simbolo di un programma, di un comportamento aziendale.

Evviva il design!

A Giussano arrivano gli architetti e in pochi mesi è la rivoluzione. La produzione viene convertita per realizzare mobili con più funzioni, ben disegnati e pensati per la serie. Tutti finiti a mano. L’industria si specializza, tecnici e modellisti collaborano con gli architetti per realizzare prototipi e prodotti, il processo cambia, ma l’attenzione alla qualità rimane costante. La strategia è decisa. Luisinet, il “re di Cantù”, può godersi la pensione!

Anni ’70
Macchine, mani e pensiero

Ormai è tutto chiaro. Le macchine tedesche hanno avviato cicli di produzione industriale a massimo contenuto artigianale, per una domanda che chiede quantità in tempi stretti e qualità in ogni pezzo. Le mani sono le migliori del distretto, in Molteni c’è l’élite del saper fare. Il pensiero è all’avanguardia, Angelo Molteni e i figli sanno che il design sarà un fattore cruciale. Il mondo, con le sue regole e opportunità, riconosce presto Giussano.

Unifor/Modulo3

Il mondo si chiama Modulo3, un’icona della cultura organizzativa, progetto di Bob Noorda e Franco Mirenzi, brevetto di Unimark International. È una scrivania bellissima, razionale e intelligente, con i suoi contenitori. La produzione è di Unifor M3, che nel 1974 diventa Unifor. La guida dell’azienda, con sede a Turate, è affidata all’Ingegner Piero Molteni, secondogenito di Angelo, e a Gianfranco Marinelli. Art director, Michele Casaluci.

Sbarco negli States: IBM

Modulo3 è una commessa importante, nel 1975, quando IBM ordina 1300 scrivanie con cassettiere per gli uffici del quartier generale di Mount Pleasant, Stato di New York. Un luogo che ha fatto storia per l’avanguardia dell’organizzazione del lavoro. Modulo3 arreda uffici operativi, direzionali e di rappresentanza di molte sedi internazionali della corporation americana. Stessa scelta faranno grandi banche, imprese, ministeri, ambasciate, aziende.

Internazionalizzazione e contract…

Il passo è fatto: la strada dell’internazionalizzazione dei mercati e del contract è presa. Dopo Unifor arriva Molteni&C con la realizzazione di alcune ambasciate nei Paesi Arabi e un grande albergo in Egitto. Sguardo verso le opportunità nel mondo, diffusione capillare della rete vendita in Italia e politica di acquisizioni in Brianza: oltre a Unifor arriva Citterio. La dotazione produttiva, progettuale e distributiva è quasi completata: Molteni è un Gruppo, pronto ad affrontare le sfide del mondo furniture.

...ma anche design

Nascono icone del design firmate Afra e Tobia Scarpa – Monk, Mop, Mount, Mix. Quella con gli Scarpa è una relazione importante, che si traduce anche negli arredi e nel concept di negozi importanti per l’identità del Gruppo: quello di Parigi nel 1978, quello di Roma nel 1979. Nasce anche il sistema 505 di Luca Meda, un prodotto/manifesto che contiene la modalità identitaria delle proposte Molteni. Nel compound di Giussano si affinano le strategie di un programma industriale, culturale e progettuale.

Lo “stile Molteni”

La comunicazione è conseguente: Molteni sceglie di raccontare la centralità del prodotto, i suoi valori formali e funzionali, la forza del materiale, la tecnologia. Lo “stile Molteni” è il sentimento nel quale la qualità è al centro nel rapporto col mercato. E il Salone diventa l’appuntamento per presentare al mondo l’innovazione, la ricerca, l’evoluzione del Gruppo. Con gli stand progettati da Luca Meda che diventano architetture, manifesti identitari e riconoscibili.

“Mobili per la tua isola”

Per definire una chiara politica d’immagine del prodotto, e attrarre un pubblico più vasto, ci si rivolge per la prima volta nella storia dell’azienda a un’agenzia pubblicitaria di fama internazionale, Young&Rubicam. Nascono così slogan come “Molteni, mobili per la tua isola” e campagne che faranno epoca.

Anni ’80
Fate posto a tavola!

La nuova decade si apre con un’altra mossa a sorpresa. Angelo Molteni decide di comprare “Dada. Mobili d’alta cucina”, azienda fondata dalla famiglia Garavaglia nel 1926. Intuizione felice. Ancora una volta, il clic è la fiducia. In Dada ci sono professionisti competenti, bravi architetti e prodotti di grande qualità. E poi, hanno un bel negozio a Milano, basta guardare le vetrine! La decisione è presa.

Alta tecnologia… anche tra i fornelli

Luigi Molteni, terzo figlio di Angelo, insieme a Luca Meda, grande amico e sparring partner d’eccezione, semplificano il prodotto e lo stile Dada, i processi e le forme, e costruiscono un’immagine nuova. Le cucine Dada sono alta tecnologia, progetto e materiali di qualità: Coriandolo, Vela, Banco, Nuvola, Amarena, Tempera HT, Zelig… Con le altre aziende del Gruppo, si condividono innovazioni, ricerca, progetti. Proprio una bella intuizione!

Un incontro decisivo

Ancora una volta è l’amicizia che sposta i confini, crea opportunità, decide il futuro. Aldo Rossi, neolaureato in Architettura al Politecnico, e Luca Meda, appena tornato dalla Scuola di Ulm, aprono uno studio a Milano. È Luca, con intuizione generosa, a portare l’amico Rossi a Giussano. E l’incontro è decisivo. La sua Cabina dell’Elba, “una presenza poetica come il ricordo di una vacanza felice”, diventa protagonista inaspettata dello stand Molteni&C al XX Salone del 1980.

Un modello per il futuro

I primi progetti di Aldo Rossi che vedono l’azienda protagonista sono la sedia Teatro, disegnata nel 1983 con l’amico Meda, e il Teatro Carlo Felice di Genova, ricostruito da Rossi, Gardella e Reinhart (’83-’89). Molteni con Meda progetta gli arredi delle sale e degli spazi comuni – il divano Primafila per il foyer. Per la cavea viene realizzata da Unifor una poltrona fissa con sedile ribaltabile. Da un progetto contract a un prodotto di serie – un modello per il futuro e un unicum nella storia della produzione.

I grandi classici

“Poter tradurre elementi fantastici, personali, in un disegno razionale e ripetibile”, è il desiderio di Aldo Rossi. Nascono così, le icone Molteni: Carteggio e la sedia Milano di Rossi, Risiedo, Poggio, Vivette, Les Beaux Jours e Portafinestra di Meda, pezzi in cui si legge la storia di un design “altro” rispetto alle mode. Molteni aspira ai grandi classici senza tempo, mentre Unifor realizza la bella sedia Parigi di Rossi e il Programma 25 di Meda. Mobili che diventano architetture, architetture che ispirano mobili.

Benvenuti in “Casa Molteni”

C’è aria nuova, in fabbrica, dove, alla fine degli anni ’80, si sta lavorando allo sviluppo di un prototipo rivoluzionario, l’armadio 7volte7, che entrerà nelle case di (quasi) tutti gli italiani e di molti stranieri. Nasce, infatti, in questi anni il primo concetto di “Casa Molteni”, che riafferma una cultura dell’abitare ben radicata nell’immaginario italiano, rivista e integrata per soddisfare i mercati internazionali.

Anni ’90
La nave va, è l’era della globalizzazione

E la rotta è ben tracciata. Un enorme bastimento, costruito con gli elementi del sistema Piroscafo di Luca Meda e Aldo Rossi, segna l’ingresso dello stand Molteni&C, al XXXII Salone del 1993. Un colpo di teatro, che stupisce tutti. Ma l’immagine è anche metafora di un decennio. L’industria avanza, vincono i grandi progetti contract. L’azienda si riorganizza con una divisione export, per affrontare la sfida internazionale. La forza è, ancora, sempre, il capitale umano.

Less is more

Chissà cos’hanno pensato, i tecnici, quando è arrivato Jean Nouvel, con una busta in mano a chiedere un tavolo così, trasparente come un foglio, per la sua Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi, un tavolo sottile e senza peso. Non uno schizzo, non un disegno, ma un’idea, “l’essence, l’archétype de la table”. Così, nel 1994, Unifor realizza Less, un’icona del design contemporaneo. Minimalismo, sostenibilità, materiali alternativi, wireless. Insomma, “Less is more”. Non c’è mai fine, alla ricerca della perfezione.

Compasso d’Oro alla carriera

Molteni&C, che nel 1994 riceve il Premio Compasso d’Oro alla carriera, continua la sua ricerca con Luca Meda. Mobili di buona fattura, dove la tecnologia non fa tabula rasa ma porta la tradizione a sviluppi imprevisti. 505, sistema sempre più versatile, il tavolo Capotavola, dalle forme antiche, Viavai, mobili razionali che si piegano, per case con poco spazio, mentre continua l’evoluzione di 7volte7, con tecnologie d’avanguardia.

Arredi speciali

Dalla piccola alla grande scala, due le grandi realizzazioni di Aldo Rossi, con arredi speciali. Il Bonnefanten Museum di Maastricht nel 1994 – librerie Cartesio e tavoli Consiglio di Unifor, sedia Maastricht e divano Providence di Molteni&C – e la ricostruzione del Gran Teatro La Fenice di Venezia nel 1997, con le parti lignee realizzate da Molteni e la Sala Rossi che riproduce la facciata della Basilica Palladiana di Vicenza. Un’avventura straordinaria e una grande lezione per tutti.

Sempre più innovazione

È il sistema Italia il miglior complice per i designer che vogliono sperimentare. Così, arriva in Molteni lo svizzero Hannes Wettstein con un progetto innovativo. È la sedia Alfa, stampata dalla stessa azienda che produce i paraurti per la Ferrari. Un altro salto di paradigma, accanto al legno materiali innovativi, con i fornitori specializzati che trovano le soluzioni giuste. Ogni prodotto è una sfida, d’ora in poi, vince solo il gioco di squadra.

Nuova comunicazione, nuovo marchio

E a quel salto, corrisponde un nuovo marchio Molteni&C e una nuova grafica, curata da Felix Humm. Nascono nuovi strumenti di comunicazione. Il Giornale del Salone mescola disegni e fotografie, scrittura e immagine a nomi importanti della cultura; l’opuscolo “Ritratto di famiglia in un interno” accosta i mobili Molteni ad altri oggetti e immagini, mentre “Le Qualità nascoste dei mobili”, racconta la tecnologia che non si vede.

“Dagli Appendini alle Ante”

E poi, last but not least, i primi inserti chiusi distribuiti con i giornali. “Dagli Appendini alle Ante” è lo slogan che campeggia sull’inserto 7volte7. Forse, è anche con le parole esatte che un armadio può avere successo.

Anni 2000
Il nuovo Millennio

Dal 1934, tante cose sono cambiate. La produzione, oggi industriale e sartoriale. La distribuzione, oggi internazionale. L’offerta globale in oltre 80 paesi nel mondo. Architetti, arrivati da ogni dove, con un progetto da trasformare in prodotto – Nouvel, Siza, Foster+Partners, Cerri, Bonuccelli, Dordoni, Laviani, Urquiola, Gilad… Un primo incontro, e non ci si è più lasciati. Il segreto? Più del 5% del fatturato investito ogni anno in ricerca e innovazione.

Yes, we can!

Nel nuovo millennio, Molteni&C si spinge oltre le colonne d’Ercole. Nuovi negozi e spazi dedicati al marchio, circa 700 nel mondo, 27 flagship store. Alleanze con altre eccellenze creative – da Ferragamo a Vivienne Westwood. Una nuova divisione imbottiti, e la distribuzione esclusiva del prestigioso marchio Vitra Home Collection in Italia e Australia. E persino un marchio ad hoc, Armani/Dada, due capitani che portano nel mondo l’eleganza dello stile italiano.

La Collezione Ponti/Molteni&C

2009. L’incontro è con una libreria, bellissima, nella casa milanese di Gio Ponti. È la sua libreria, realizzata a mano. È amore a prima vista. Si scava negli archivi Ponti e si trovano piccole serie che meritano di essere riproposte. 2012. Il risultato è una collezione di arredi, disegnati da Ponti tra il 1935, gli anni ’50 e ’70, che rispondono fedelmente agli originali – applicando però le tecnologie di oggi per renderli prodotti attuali – e si integrano nella storia di qualità di Molteni&C. Per presentare il progetto, una mostra, “Vivere alla Ponti”, che dopo molte tappe italiane è andata nel mondo. I progetti migliori non passano di moda, si rinnovano. Basta andarli a cercare e sapere cosa farne.

Molteni&C

Da ricerca e innovazione nascono forme nuove. Graduate di Jean Nouvel, un sistema di librerie appese, sostenute da tiranti di acciaio invisibili, e SKiN, un oggetto-icona sviluppato dopo la realizzazione degli interni del Musée du quai Branly a Parigi; i due tavoli di Foster+Partners: Arc, in fibra di cemento, e Teso, una lamiera di acciaio perforata con incisioni al laser; la Collezione Grado° di Ron Gilad, oggetti intriganti che nascono da un pensiero, un’ossessione. Nuove proporzioni. Buone proporzioni.

Unifor

Tanti i progetti di Unifor con i grandi dell’architettura, da Michele De Lucchi ad Álvaro Siza, dallo sviluppo di Naòs System di Pierluigi Cerri alle nuove collezioni LessLess e Cases di Jean Nouvel, fino al XXII Premio Compasso d’Oro ADI nel 2011, come Protagonista del design, dopo quello per l’immagine coordinata ricevuto nel 1994.

Dada e Citterio

In casa Dada tante rivoluzioni, il box kitchen Tivalì, gli schienali attrezzati di Trim, la nuova Banco e InDada, Set di Rodolfo Dordoni, i pensili Futura, colonne operative e girevoli per moderne workstation. Nuovi progetti contract per residenze esclusive, da New York a Mumbai. E Citterio che, accanto ai nuovi prodotti come il sistema fonoassorbente C-SS, prosegue lo sviluppo di tanti progetti nel mondo, in collaborazione con i più noti studi di architettura.

La qualità della rappresentazione

Gli anni Duemila rispondono alla voce responsabilità. Molteni decide di investire, nel mondo, con le mostre dedicate a Rossi, Meda, Nouvel e Gilad, ma anche nei luoghi della propria storia. A Giussano, nascono QallaM, spazio multimediale di rappresentazione della Qualità, un’icona della grande manifattura – un progetto premiato tre volte – e lo spazio espositivo Glass Cube affidato a Ron Gilad, che reinterpreta i temi dell’identità aziendale: i materiali, l’esperienza, la tecnologia, l’artigianalità, i prodotti e le collezioni.

Back to the future

Luoghi di innovazione per sperimentare nuove visioni, accanto a una nuova sede per l’archivio storico Molteni, una rilettura della tradizione per guardare avanti. Come il nuovo giornale del Salone, che rinasce nel 2007 con testi e fotografie d’autore e un nuovo marchio, M&C. Passato e futuro, ricerca e tradizione sempre nel segno della qualità dell’abitare.